Identificare un argento fino in fondo è un mestiere: i marchi di fabbrica sono migliaia e le tabelle delle lettere cambiano da città a città. Questa guida non ci prova. Risponde a quattro domande in fila, nell'ordine in cui conviene farsele, e dice chiaramente dove si ferma.
La regola che risolve la maggior parte dei casi
Una cifra dentro un contorno (800, 925, 835) oppure una figura di garanzia — una testa, un leone, una stella — vuol dire argento.
Un nome scritto per esteso dentro un rettangolo, o delle sigle come EPNS, EP, A1, vogliono dire argentato.
Dove si guarda
I punzoni stanno dove non si vedono e dove non si consumano. Su un vassoio, sul rovescio o sul bordo sotto; su una posata, sul retro del manico, verso la punta; su una caffettiera, sotto il fondo e spesso anche sul coperchio e sul manico, perché ogni pezzo staccabile veniva punzonato per conto suo; su un candeliere, sotto la base, a volte nascosti dal feltro.
Sono piccoli: uno o due millimetri. Si vedono solo con la luce di lato, mai di fronte — un segno impresso si legge dall'ombra che fa. E su un servizio non sono tutti uguali: i pezzi aggiunti in anni diversi portano punzoni diversi, ed è normale.
1. È argento o è argentato?
È la domanda che conta, e nove volte su dieci si chiude in pochi secondi.
Dice argento un numero — 800, 925, 835, 900 — di solito dentro un ovale o uno scudetto, oppure la parola STERLING, oppure una piccola figura: una testa di profilo, un leone che cammina, una mezzaluna con una corona. Quelle figure non sono decorazione: sono lo Stato che garantisce il titolo del metallo.
Dice argentato tutto il resto che sembra un marchio ma non è una garanzia: EPNS (electroplated nickel silver), EP, A1, EPBM, silver plated, plaqué, alpacca, metal blanco, oppure semplicemente un nome di fabbrica stampato per esteso. Christofle, WMF e gli altri marcavano i loro argentati col proprio nome, con molta onestà: il nome c'è, la garanzia di Stato no.
Due avvertenze, perché qui si sbaglia. La prima: molte fabbriche di argentato imitavano l'impaginazione dei punzoni inglesi — quattro quadratini in fila, con dentro figurine che sembrano leoni e teste. Si chiamano pseudo-punzoni, e non garantiscono niente; se accanto non c'è né una cifra né un marchio di saggio riconoscibile, è argentato.
La seconda riguarda il consumo. Sull'Old Sheffield — argento fuso sul rame, prima dell'elettrolisi — dove il rivestimento si è strusciato affiora il rame rossastro sugli spigoli, e si capisce subito. Sugli argentati più recenti sotto c'è un metallo bianco-giallino, e a prima vista inganna di più.
2. Di che paese è
Anche questa si decide a vista, e senza repertori, perché ogni paese ha dato ai propri punzoni una forma sua.
- ItaliaUna losanga o un poligono con dentro un numero e la sigla di una provincia. Il titolo (800, 925) sta a parte.
- InghilterraUna fila di punzoni separati: un leone che cammina, il simbolo della città, una lettera.
- FranciaUna testa di Minerva per la garanzia, una losanga con le iniziali per il fabbricante.
- GermaniaUna mezzaluna e una corona, accanto alla cifra del titolo: 800, 835, 925.
Per l'Inghilterra vale la pena sapere quali sono i simboli di città più comuni, perché ne bastano quattro per quasi tutto quello che gira in Italia: la testa di leopardo è Londra, l'ancora Birmingham, la corona Sheffield, il castello Edimburgo.
3. Di che anni è
Qui la risposta dipende dal paese, e in certi casi non c'è.
| Italia, fascio littorio nella losanga | 1935 – 1944 |
| Italia, losanga con numero e provincia, senza fascio | dal 1944 |
| Italia, punzone con la stella | dopo la riforma del 1968 |
| Inghilterra, testa del sovrano | 1784 – 1890 |
| Germania, mezzaluna e corona | dal 1888 |
Il sistema italiano è il più generoso con chi ha un pezzo di famiglia: se nella losanga c'è il fascio littorio, l'oggetto sta dentro una finestra di nove anni e non se ne esce. Dopo il 1944 il fascio venne tolto — a volte scalpellato via dai punzoni vecchi — e restarono il numero e la sigla della provincia. La legge del 1968, entrata in uso nei primi anni Settanta, aggiunse la stella. Un dettaglio utile: il titolo 835 è stato ammesso fino al 1999, quindi un 835 è per forza anteriore.
L'Inghilterra permette di arrivare all'anno esatto, perché una delle lettere in fila è la lettera dell'anno. Ma non si legge a occhio: contano il carattere, il maiuscolo o minuscolo e perfino la forma dello scudetto attorno, e ogni ufficio di saggio ha la sua tabella. Quella bisogna andarsela a cercare, ed è l'unico passaggio di questa guida che si fa altrove.
La Francia e la Germania dicono molto meno: la Minerva e la mezzaluna aprono un periodo lungo più di un secolo e non lo chiudono.
4. Chi l'ha fatto — e qui ci fermiamo
I marchi di fabbrica sono migliaia, in ogni paese, e nessuna pagina li contiene. Questa è la domanda che una guida non può chiudere, e dirlo è più utile che fingere il contrario.
Quello che si può dire è dove andare a guardare. In Francia le iniziali stanno dentro la losanga, e i repertori degli orafi parigini sono pubblicati. In Italia il numero e la sigla della provincia rimandano al registro della Camera di Commercio che l'ha assegnato. In Inghilterra il marchio del fabbricante sta nelle stesse tabelle delle lettere dell'anno.
E se non ne viene fuori niente, non è un vicolo cieco: mandaci la foto del punzone. Di marchi sotto gli occhi ne passano parecchi, e spesso si riconoscono per averli già visti.
Come fotografare un punzone
Sembra un dettaglio e invece è tutto: una foto storta di un punzone non si legge, e una fatta bene si legge quasi sempre.
- Appoggia l'oggetto, non tenerlo in mano: a quella distanza il tremolio si vede.
- Mettiti vicino a una finestra e fai arrivare la luce di lato. Niente flash: appiattisce il segno e lo cancella.
- Avvicinati a dieci o quindici centimetri e tocca lo schermo sul punzone per mettere a fuoco lì, non sull'oggetto.
- Mandane due: una dell'oggetto intero e una del punzone da vicino. Se i punzoni sono in fila, prendili tutti nella stessa foto — è l'ordine che racconta la storia.
Cosa non fare prima di farlo vedere
Non lucidare. È la cosa che fanno tutti ed è la peggiore. Le paste e le creme abrasive asportano metallo: su una superficie piana non si nota, ma un punzone è profondo qualche decimo di millimetro e dopo due o tre lucidature energiche diventa illeggibile. Si cancella esattamente la cosa che dava valore all'oggetto.
Niente lana d'acciaio, niente spugne abrasive, e un occhio di riguardo in più per l'Old Sheffield: lì sotto l'argento c'è il rame, e una lucidata decisa lo tira fuori per sempre.
L'annerimento nei rilievi e negli incavi, poi, non è sporco: è la patina, e su un pezzo antico fa parte di quello che si guarda. Toglierla tutta fa sembrare nuovo un oggetto di due secoli, e non è un complimento.
E se vuoi venderlo
Mandaci le due foto e ti diciamo cosa ne pensiamo: se è argento o argentato, di che paese, di che anni quando si può dire, e se è il caso di parlarne. Compriamo argenti da privati a Torino e in tutto il nord Italia — servizi di posate, vassoi, candelieri, cornici, oggetti sparsi — e il primo passo è sempre lo stesso: guardare bene e dire onestamente cosa si è visto.
Vale anche se il verdetto è «argentato». Un servizio Christofle completo nella sua custodia resta una bella cosa, e interessa comunque: cambia il discorso, non l'interesse.