Non serve essere esperti per cavare una risposta dal fondo di un piatto. Serve sapere cosa guardare, in che ordine, e dove cercare quello che si è visto. Questa guida fa quelle tre cose — e alla fine lascia in mano uno strumento: un archivio di 3.308 marchi di manifatture europee dal Quattrocento al Novecento.
L'archivio dei marchi di ceramica
3.308 marchi di manifatture italiane ed europee dal Quattrocento al Novecento. Si cerca per lettera, paese, secolo, città — e anche per figura, se la sigla non si legge. È libero: non serve iscriversi a niente.
Prima di tutto: giralo
Quasi tutto quello che un pezzo ha da dire sta sul fondo, e si legge in tre passaggi. Fatti luce di lato, non dall'alto: il taglio radente fa venire fuori i segni impressi, che in piena luce spariscono.
1. Dove sta il marchio, e come ci è finito
Il come conta quanto il cosa, e si capisce a occhio nudo.
- Dipinto sotto la vetrina — il segno è sotto una pellicola lucida, al tatto non si sente, e il bordo del tratto è leggermente sfumato perché il colore è sprofondato nello smalto cuocendo. È il marchio più antico e il più difficile da falsificare.
- Dipinto sopra la vetrina — si sente appena col polpastrello, e con gli anni si consuma: se è mangiato proprio dove il piatto appoggia, è un buon segno.
- Impresso — un timbro premuto sull'argilla cruda. Non ha colore: è un rilievo. Si legge solo con la luce di lato.
- A stampa o a trasferimento — tratto uniforme, pieno, senza esitazioni: una macchina. Dall'Ottocento in avanti.
- Etichetta di carta — non toglierla. Anche strappata, anche illeggibile, dice spesso più del marchio.
2. Di che cosa è fatto
Due famiglie, e si distinguono senza strumenti. Mettiti controluce con una lampada dietro il pezzo: se il bordo sottile lascia passare un po' di luce, è porcellana; se resta opaco, è maiolica o terraglia. Poi guarda una sbeccatura, se c'è: nella maiolica sotto lo smalto bianco compare un corpo poroso, color biscotto o rosato; nella porcellana la frattura è bianca, compatta, quasi vetrosa.
Non è un dettaglio da manuale: nell'archivio quasi due marchi su tre stanno su maiolica (1.982 su 3.308), e sapere in quale delle due famiglie sei dimezza la ricerca prima ancora di cominciarla.
3. Se il marchio non c'è
Non chiude niente. Moltissima produzione, soprattutto italiana e fino all'Ottocento, non era firmata affatto: si vendeva sul posto e nessuno aveva bisogno di dire chi l'aveva fatta. Un pezzo senza marchio si riconosce dal resto — la forma, il decoro, il modo in cui è rifinito il piede — ed è esattamente il lavoro che facciamo guardando le foto.
Adesso cercalo
L'archivio sta su archivioceramica.it e si sfoglia liberamente. Tre strade, a seconda di quanto riesci a leggere.
Se le lettere si leggono
Cerca la sigla così com'è, anche se ti sembra non voglia dire niente. Puoi restringere per paese, secolo, città, materiale e colore. Tieni presente che la stessa sigla può appartenere a manifatture diverse in epoche diverse: è lì che servono il secolo e il paese per tagliare il campo.
Se le lettere non si leggono: cerca il disegno
È la parte che altrove non trovi. Moltissimi marchi non sono lettere ma figure — una corona, un animale, due spade incrociate, uno stemma — e l'archivio le cataloga per quello che si vede, non per quello che significano. Sono 471 marchi in 19 famiglie. Questi, per esempio, sono sei marchi veri che stanno nell'archivio adesso, e ognuno porta alla sua famiglia:

famiglia: Armi

famiglia: Animali

famiglia: Corone

famiglia: Stemmi

lettere intrecciate

famiglia: difficile interpretazione
Le famiglie, con quanti marchi contiene ognuna:
- Marche speciali51 marchi
- Marchi di difficile interpretazione47 marchi
- Animali e parti di animali37 marchi
- Armi36 marchi
- Figure astronomiche34 marchi
- Stemmi34 marchi
- Croci31 marchi
- Oggetti marini e da pesca28 marchi
- Numeri e date25 marchi
- Circoli e spire24 marchi
- Figure geometriche23 marchi
- Utensili, emblemi, oggetti diversi23 marchi
- Fiordalisi21 marchi
- Vegetali19 marchi
- Corone12 marchi
- Musica e strumenti musicali8 marchi
- Cuori7 marchi
- Edifici6 marchi
- Figure umane e parti5 marchi
Una delle famiglie si chiama «marchi di difficile interpretazione», e ci sono dentro quarantasette pezzi. Ci è sembrato più utile dirlo che far finta che ogni segno abbia una risposta.
Cerca il tuo marchio nell'archivio
Che cosa ti dirà, e che cosa no
Vale la pena saperlo prima, per non restare delusi. Contato sui 3.308 marchi:
| da che paese viene | 3.293 |
| in che secolo | 3.215 |
| da quale città o regione | 3.182 |
| quale manifattura | 1.663 |
| quale pittore o decoratore | 955 |
Quindi: dove e quando, quasi sempre; chi, in circa la metà dei casi. Che è onesto, perché per moltissime manifatture minori il nome non lo sa più nessuno — ma sapere che un piatto è di Delft e del Seicento è già quasi tutto.
Francia e Italia fanno da sole due terzi dell'archivio (1.254 e 1.167 marchi), seguite da Paesi Bassi (347) e Germania (220). Le città che ricorrono di più sono Delft (321), Sèvres (318), Rouen (313), e poi Urbino, Faenza, Gubbio, Savona.
Quattro trappole in cui cascano quasi tutti
Il marchio copiato
Questi due segni sono fra i più imitati della storia della ceramica, e non da ieri: già nell'Ottocento c'era chi li metteva sotto pezzi fatti altrove. Lo stesso vale per la doppia L di Sèvres. Un marchio famoso, da solo, non dimostra niente — deve essere coerente con la pasta, con la forma e col decoro. Anzi: più un marchio è celebre, meno pesa da solo.
Il marchio sbarrato
Un segno tagliato da uno o due graffi non è un difetto né un danno: è la seconda scelta, marcata così dalla manifattura stessa prima di venderla. È un pezzo autentico, e il graffio lo dimostra.
Il restauro che non si vede
Tieni il piatto in bilico su un dito e dagli un colpetto con l'unghia: se risponde con una nota lunga e pulita è integro; se fa un suono sordo, da qualche parte c'è una crepa o un'integrazione. Un restauro ben fatto è invisibile a occhio ma cambia la voce del pezzo — e non è una vergogna: è una cosa da sapere e da dire.
«Fatto a mano» non vuol dire antico
Decoro dipinto a mano, piede irregolare, piccole imperfezioni: sono indizi di lavorazione artigianale, non di età. Si producono ceramiche così anche adesso, e si producono bene.
Cosa non fare, prima di farla vedere a qualcuno
- Non lavarla in lavastoviglie. I decori sopra vetrina e le dorature se ne vanno, e non tornano. Acqua tiepida e un panno morbido, se proprio serve.
- Non togliere etichette, numeri d'inventario, vecchi cartellini. Sono provenienza: dicono da quale collezione o da quale casa viene.
- Non ritoccare, non incollare, non stuccare. Un pezzo rotto e onesto vale più di un pezzo aggiustato male, e un restauro fatto senza competenza è spesso irreversibile.
- Non strofinare il marchio per vederlo meglio. Se è sopra vetrina, lo stai cancellando.
Come fotografarla
Quattro foto, luce di giorno vicino a una finestra, niente flash — il flash appiattisce lo smalto e fa sparire proprio i rilievi che servono.
- L'oggetto intero, di fronte, su un fondo chiaro e liscio.
- Il fondo per intero, con il marchio ben a fuoco.
- Il marchio da vicino, con la luce di lato: è l'unica che mostra i segni impressi.
- Un dettaglio del decoro, e uno di ogni sbeccatura o crepa.
Metti accanto una moneta o un righello: le dimensioni, nelle ceramiche, cambiano il discorso.
E se vuoi venderla
Mandaci quelle quattro foto e ti diciamo cosa ne pensiamo — che cos'è, di dove, di quando, e se è il caso di parlarne. Compriamo ceramiche da privati a Torino e in tutto il nord Italia, e il primo passo è sempre lo stesso: guardare bene il pezzo e dire onestamente cosa si è visto.
L'archivio resta lì comunque, che tu voglia vendere o no: è nato per essere consultato.
