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Gli elenchi dei «cinquanta designer più importanti di sempre» esistono già, e non servono a niente a chi ha una sedia in cantina. Ci trovi grattacieli, telefoni e musei — cose che nessuno ti comprerà mai — e ti mancano proprio i nomi che in Italia si incontrano davvero.

Questa pagina fa il contrario: parte da dove si cerca la firma, poi elenca i nomi che passano per le nostre mani, con l'oggetto che li dà via e, dove c'è, il link alla pagina del sito dedicata a quel nome.

Prima di tutto: dove sta la firma

Un pezzo di design quasi sempre è firmato. Solo che la firma non è dove uno la cerca.

⚠️ Il nome del produttore conta quanto quello del designer, e spesso di più. Un'etichetta che dice solo Cassina, Knoll, Flos, Artemide, Oluce, Zanotta, Arflex, Kartell, Venini basta già a dare un nome al pezzo: da lì al modello e all'autore si arriva. Molti oggetti di design non portano affatto il nome di chi li ha disegnati — solo quello di chi li ha fatti.

Gli italiani che si incontrano davvero

In ordine di quanto sono diffusi, non di importanza.

Gio Ponti 1891-1979 Il più presente di tutti, e in ogni materiale: ceramiche per Richard-Ginori, posate, lampade, mobili, la sedia Superleggera. Se un oggetto italiano fra gli anni Trenta e i Cinquanta è elegante e leggero, vale la pena controllare.
Paolo Buffa1903-1970 Mobili milanesi degli anni Quaranta e Cinquanta: legni chiari, linee sobrie, dettagli raffinati. ⚠️ Raramente firmati — si riconoscono dalla fattura, ed è un nome che in casa non sa quasi nessuno di avere.
Ico Parisi1916-1996 Carrelli, servomuti, mobili comaschi. Il legno curvato e le proporzioni allungate.
Carlo Mollino1905-1973 Torinese. Forme organiche, legno piegato, vetro sagomato. Pochissimi pezzi al mondo, quasi tutti su commissione: se pensi di averne uno, vale la pena esserne sicuri.
Achille e Pier Giacomo Castiglioni1918-2002 e 1913-1968 Le lampade per Flos — Arco, Toio, Lampadina, Snoopy — e il servomuto per Zanotta. L'etichetta Flos sul pezzo è già mezza risposta.
Vico Magistretti1920-2006 Lampade per Artemide e Oluce (Eclisse, Atollo, Saffo), sedute per Cassina e De Padova.
Joe Colombo1930-1971 Morto a quarant'anni, e in dieci anni ha fatto il carrello Boby, le lampade per Oluce, i bicchieri. Plastica e tondeggiante.
Marco Zanuso · Franco Albini · Osvaldo Borsani metà Novecento I nomi grossi dell'arredo italiano: Zanuso per Arflex e Kartell, Albini per le librerie e gli allestimenti, Borsani per Tecno.
Giotto Stoppino · Gae Aulentianni 60-70 Plastica stampata e metallo cromato. Kartell, Artemide, FontanaArte.
Ettore Sottsass · Alessandro Mendini · Enzo Mari dagli anni 70 Il design che diventa discorso: Memphis, Alchimia, la poltrona Proust. Colori forti e forme che non obbediscono alla funzione.
Gaetano Pesce1939-2024 Resine colorate, vasi che sembrano colati. Produzione recente e inconfondibile.

Il vetro, la ceramica e l'argento hanno i loro nomi

È la parte che quasi tutti dimenticano, e in Italia è quella che pesa di più.

Vetro. Venini è la casa, e sotto il suo nome hanno disegnato i più grandi: Carlo Scarpa, Fulvio Bianconi, Tobia Scarpa, Napoleone Martinuzzi, Tapio Wirkkala. Poi Barovier, i Fratelli Toso, e tutto il resto di Murano. Dalla Francia e dall'Austria Émile Gallé, Loetz e Lalique.

Ceramica. Guido Gambone, Piero Fornasetti, Lenci — che è torinese — e le fabbriche di Albisola.

Argento e metalli. Lino Sabattini, che ha disegnato per Christofle prima di mettersi in proprio: forme fluide, niente decorazione. Per tutto il resto dell'argenteria il nome non basta: contano i punzoni, e c'è una guida apposta.

Luce. Artemide, Stilnovo, FontanaArte, Oluce, Flos, Arredoluce. ⚠️ Nei lampadari il nome del produttore è quasi sempre l'unica firma che c'è, e basta.

Gli stranieri: quali si trovano qui, e quali no

Si trovano. Thonet, la sedia in faggio curvato — ce n'è una in mezza Italia, e le originali ottocentesche si riconoscono dall'etichetta sotto la seduta. Marcel Breuer, con la Cesca e la Wassily, prodotte in Italia da Gavina e poi Knoll. Le Corbusier e Charlotte Perriand, perché le loro sedute le fa Cassina a Meda. Harry Bertoia per Knoll.

⚠️ Non si trovano quasi mai, e vale la pena saperlo prima di illudersi: i grandi nordici — Wegner, Jacobsen, Aalto, Panton — in Italia non sono quasi mai arrivati nelle case. Quando compaiono, sono riedizioni recenti.

⚠️ Originale, riedizione o copia

È la domanda che decide tutto, e su un pezzo famoso si pone sempre.

Come si distinguono: l'etichetta (le riedizioni sono quasi sempre numerate e datate, gli originali d'epoca portano etichette di carta vecchie), i materiali — un cromo degli anni Sessanta non è lucido come quello di oggi — e le saldature, che sulle copie sono grossolane. Nel dubbio, fotografa l'etichetta e mandacela.

Cosa non fare prima di farlo vedere

Come fotografarlo

  1. L'oggetto intero, su un fondo chiaro e sgombro.
  2. L'etichetta o il marchio, da vicino e con la luce di lato: è la foto che decide.
  3. Il sotto della seduta o della base, per intero.
  4. I dettagli costruttivi — giunzioni, saldature, viti — e ogni danno.
  5. Le misure, sempre.

E se vuoi venderlo

Mandaci le foto e ti diciamo cosa ne pensiamo: chi l'ha disegnato, chi l'ha fatto, di quando è e se è originale. Compriamo mobili, lampade e oggetti di design da privati a Torino e in tutto il nord Italia — un pezzo solo o un appartamento intero — e lo diciamo anche quando la risposta è «è una riedizione».

Se ci accordiamo, il ritiro lo facciamo noi, senza spese, e il pagamento è contestuale. Come funziona, per esteso.